Articoli Scientifici

RIABILITAZIONE MULTIDISCIPLINARE NELL’ICTUS


L’ictus continua a rappresentare la principale causa di disabilità a lungo termine nella popolazione in generale. I percorsi diagnostici di questa grave patologia risultano ormai ben standardizzati, ma non si può dire altrettanto della fase riabilitativa, fatto che produce disparità di cure fra i malati. L’articolo di cui vi presentiamo una sintesi cerca di proporre  delle linee-guida per la gestione della riabilitazione dei pazienti colpiti da ictus cerebrale con lo scopo di fornire indicazioni per un percorso riabilitativo più equo ed omogeneo.


Gli Autori hanno utilizzato come principali fonti di riferimento il modello WHO-ICF (WHO=World Health Organization, ossia Organizzazione Mondiale della Sanità e ICF=International Classification of Functioning, disability and health) che prende in considerazione le cause dell’ictus, le problematiche associate (comorbidità), l’impatto sull’individuo dovute a tale condizione, nonchè le risorse personali ed ambietali del singolo individuo (nel senso economico, assistenziale, culturale ecc).

Il vantaggio di tale modello è quello di utilizzare una terminologia comune e conosciuta in tutto il mondo che permette a figure professionali diverse, ma anche a figure non professionali, di capire di cosa si stia parlando.

Esso prende in considerazione i seguenti punti:

  • perdita di funzioni corporee e strutture (= porzioni del corpo)
  • limitazioni in attività più o meno specifiche della vita quotidiana
  • restrizioni alla partecipazione della vita di relazione
  • fattori ambientali in cui vive quello specifico malato


Un programma riabilitativo veramente integrato è teso a migliorare tutti questi punti: è pertanto indispensabile avere un team interdisciplinare (medico, infermiere, fisioterapista, terapista occupazionale, logopedista, psicologo ecc...), che lavori sul malato in modo organizzato e armonico per ottenere il miglior risultato possibile. Per spiegarsi con un’analogia, questo lavoro dovrebbe essere simile a quello di un’orchestra quando deve eseguire un brano di musica e vuole far cogliere al pubblico l’armonia dell’insieme e non le specificità dei singoli musicisti.

Esiste, infatti, una forte evidenza scientifica per cui un’assistenza organizzata e interdisciplinare non solo riduce la mortalità e la disabilità a lungotermine, ma anche aumenta la percentuale del recupero e dell’indipendenza nelle ADL (Activity of Daily Living) cioè le normali attività quotidiane.

La gestione dell’ictus prevede, ovviamente, tipologie di cura e riabilitazione diverse a seconda che i malati siano ospedalizzati, siano tornati al domicilio o istituzionalizzati in strutture per malati cronici o, nei casi particolarmente gravi, in strutture assimilabili a quelle per i malati terminali. Sarà proprio il team riabilitativo a decidere di volta in volta il percorso migliore da far seguire a quella specifica persona per ottimizzare il più possibile il risultato.


Il programma riabilitativo - in sintesi - dovrà tendere principalmente a:

  • recuperare i deficit associati al controllo motorio quali la paralisi degli arti, le difficoltà nell’equilibrio, i problemi di deglutizione, i problemi legati al controllo di vescica ed intestino. Esistono, infatti, forti evidenze scientifiche che dimostrano come i malati che ricevano una riabilitazione specializzata fino dal loro ingresso in Stroke Unit migliorino maggiormente rispetto a coloro che sono ricoverati in un reparto medico non specializzato.
  • recuperare i disturbi cognitivi (memoria, concentrazione, attenzione, facile distraibilità, incapacità a riconoscere le persone, comportamenti disinibiti ...) e della comunicazione (difficoltà ad articolare e/o organizzare le parole in una frase, scambiare di significato le parole o sbagliare le sillabe delle singole parole...). Si cominciano, infatti, ad accumulare studi clinici che dimostrerebbero come la riabilitazione di problemi così specifici possa influenzare positivamente anche il recupero delle normali attività della vita quotidiana in questi malati. 
  • riconoscere e gestire la depressione conseguente all’ictus. Tale problema può, infatti, essere responsabile di una scarsa reintegrazione sociale. La possibilità di aiutare il malato a recuperare questa capacità può essere un elemento importante atto a prevenire tale patologia.
  • fornire un’assitenza in grado di prevenire e trattare le complicanze dell’ictus (trombosi venosa profonda ed embolia polmonare, decubiti, spasticità, aspirazione di cibi o liquidi nelle vie respiratorie, stati di malnutrizione, cadute....)
  • utilizzare le competenze interdisciplinari del team riabilitativo per applicare le raccomandazioni degli esperti in tema di assistenza e riabilitazione dei malati colpiti da ictus. In particolare sarà importante promuovere la rimozione dei fattori di rischio per una ricaduta dell’ictus (si ricorda a tale proposito che circa il 15% dei pazienti può avere una recidiva nei sei mesi successivi ad un evento ictale), motivare i malati a seguire le terapie prescritte, sorvegliare l’assunzione delle terapie farmacologiche specie se il malato può avere difficoltà a ricordarne posologie ed orari di assunzione, sostenere emotivamente e spiritualmente il malato, fornire informazioni e sostegno psicologico anche ai familiari o altre figure non professionali che assistono il malato colpito da ictus, cercando di cogliere con tempestività anche in queste persone il sorgere di sintomi depressivi che potrebbero creare delle ulteriori problematiche da gestire.   

Articolo di riferimento: Miller EL et al “Comprehensive overview of nursing and interdisciplinary rehabilitation care of the stroke patient. A scientific statement from the American HEart Association” Stroke 2010; 41: 2402-2448

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